Studio di Psicologia, Psicoterapia, Neuropsichiatria Infantile, Mediazione Familiare
lunedì 28 settembre 2015
mercoledì 9 settembre 2015
5 CONSIGLI PER UN BUON RIENTRO A SCUOLA
Siamo a settembre e tra qualche giorno tutti i nostri bambini e ragazzi affronteranno l’inserimento o il rientro a scuola. Per alcuni sarà un tornare tra i banchi di scuola con gli stessi compagni e gli stessi insegnanti, per altri sarà l’inizio di questa esperienza, per altri ancora avverrà il passaggio da un ciclo di studi all’altro.
In tutti questi casi, è questo un momento di stress ed ansia non soltanto per i bambini ma anche per i genitori.
Come fare allora a vivere questo periodo in maniera serena?
Possiamo fornire, intanto, dei consigli generali che siano validi per tutte le situazioni e per tutte le età.
1. REGOLARIZZARE IL CICLO SONNO-VEGLIA
Si sa che durante le vacanze i bambini e i ragazzi vanno a letto e si risvegliano più tardi. È bene, allora, iniziare a farli riabituare ad un ritmo più consono alla loro età e alle loro esigenze almeno una settimana prima che inizi la scuola. Bisognerà iniziare a farli alzare prima la mattina, proponendo loro qualche attività interessante di gioco o svago in modo da incentivarli ad alzarsi dal letto. Alzandosi prima al mattino sarà più semplice regolare anche l’orario per andare a letto la sera. Per far ciò è importante, soprattutto con i bambini piccoli, ricreare dei “rituali della buonanotte” in modo da facilitare il sonno notturno: una favola, un racconto, lavarsi i denti e bere un po’ d’acqua, dare il bacio della buonanotte a mamma e a papà, etc. Inoltre è fondamentale evitare qualunque attività eccitante, quindi banditi i videogiochi, tablet, smartphone e così via.
2. FARE INSIEME GLI ACQUISTI DEL MATERIALE SCOLASTICO
Per ricominciare a parlare della scuola si può utilizzare quale occasione l’acquisto del materiale scolastico. Sarebbe opportuno, infatti, coinvolgere il bambino nell’acquisto di quaderni, portacolori, zaino e quant’altro, cercando di assecondare i loro gusti e i loro desideri (sempre compatibilmente con il budget familiare) per far sì che essi sentano quegli oggetti come propri, come il frutto di una loro scelta. Naturalmente non è detto che i bambini possano e debbano scegliere tutto il loro corredo scolastico per ovvi motivi economici, basterà, però, ad esempio che possano scegliere il loro diario, un quaderno con una copertina di loro gusto, una penna che a loro piace molto.
3. ASCOLTARE LE LORO EMOZIONI
Il ritorno a scuola può creare una situazione di ansia nel bambino, da non sottovalutare. Spesso si commette l’errore di pensare che le emozioni e i sentimenti dei bambini siano poca cosa rispetto a quelli dell’adulto e quando il bambino ce ne parla tendiamo a sminuirne la portata e a chiudere l’argomento. Al contrario, ogni apertura da parte del bambino va incentivata, va valorizzata e va ascoltata. Bisogna però fare attenzione a non divenire ansiogeni, a non trasmettere al bambino la nostra ansia. A seconda, infatti, di come si pongono le domande il bambino si fa un’idea di quello che il genitore vuole sapere da lui o si aspetta da lui, chiedere quindi, ad esempio, “ma ti fa paura tornare a scuola?” dà al bambino l’idea che a scuola possa esserci qualcosa di cui aver paura, quando magari lui non ci aveva pensato affatto. Spesso le domande dei genitori dicono molto relativamente alla loro ansia e i bambini questo lo percepiscono e lo manifestano provando ansia a loro volta. Allora ad esempio per stimolarli a parlare e ad aprirsi con noi si potrebbe chiedere loro “qual è la cosa che ti piace di più della scuola?”, “qual è la cosa che ti piace di meno?”, “cosa ti piacerebbe trovare quest’anno a scuola?”. In questo modo le domande non hanno già una risposta al loro interno e allo stesso tempo pongono al centro dell’attenzione il bambino, i suoi gusti, i suoi desideri.
4. DARE IMPORTANZA ALLE RELAZIONI INTERPERSONALI
Piuttosto che focalizzarci fin da subito sugli obblighi e sugli impegni scolastici “quest’anno ti devi impegnare di più” etc. è bene iniziare a richiamare alla memoria del bambino i suoi compagnetti, le sue insegnanti, ponendo in evidenza soprattutto il versante relazionale della scuola e non quello didattico; ciò per evitare che fin da subito il bambino possa percepire il peso del dovere, dell’obbligo, ma che all’inizio, soprattutto, possa riscoprire il piacere di stare di nuovo con i suoi compagni, di ritrovarli e potersi raccontare come sono andate le vacanze, cosa hanno fatto di bello, di giocare di nuovo insieme.
5. PARLARE LORO ANCHE DEI RISCHI E DEI PERICOLI A SCUOLA
Questo è un argomento molto delicato perché nel trattarlo si può andare incontro al rischio di spaventare i bambini e renderli ansiosi. Però è importante che i bambini e i ragazzi sappiano che purtroppo anche a scuola possono manifestarsi episodi di violenza. Un bambino che è preparato sa difendersi meglio dalla violenza, allora è importante affrontare il tema del bullismo, senza allarmismi, ma insegnando al bambino a saper discriminare tra gli scherzi tra compagni e la violenza fisica e psicologica. Si può far questo anche utilizzando dei racconti con i bambini più piccoli. Diverso è con i bambini che si apprestano ad iniziare le scuole elementari e soprattutto le medie. In quel caso si può parlare più apertamente con i bambini, spiegando cosa sia il bullismo, aiutandoli a riconoscere un bullo e soprattutto a sapere che di tutto si può parlare, che non ci sono cose che non possano essere dette ai genitori e agli insegnanti. È importante anche ascoltare il bambino mentre gioca a casa, spesso infatti i bambini non parlano direttamente di ciò che vivono a scuola, ma lo ripropongono nel gioco, per questo l’ascolto di un bambino durante il gioco spontaneo è molto importante per conoscere i suoi pensieri, i suoi timori e i suoi desideri.
I consigli fin qui forniti sono molto generali e vogliono essere uno spunto di riflessione; di certo non possono essere esaustivi, anche perché ogni bambino è differente dall’altro e per ognuno di loro ogni momento di passaggio è vissuto in maniera singolare e particolare e in generale è il genitore colui che può sapere cosa sia meglio per il figlio.
Ci sono tuttavia delle situazioni più problematiche, in cui si scatena una vera e propria sofferenza, mal di pancia, nausea, vomito, mal di testa, mutismo elettivo, difficoltà di attenzione, iperattività, che possono richiedere, in quel caso, l’aiuto di uno specialista per comprendere meglio quale sia il disagio che il bambino esprime.
Dott.ssa Roberta La Barbera
Psicologa e Psicoterapeuta
Viale Croce Rossa, 77 Palermo
Mail. rob.lab@libero.it
http://studioequilibriumpalermo.blogspot.it/
https://www.facebook.com/pages/Studio-Equilibrium/1430604813886048?ref=bookmarks
giovedì 3 settembre 2015
INCONTRO DI PRESENTAZIONE E DIMOSTRAZIONE PRATICA DEL PERCORSO DI TRAINING AUTOGENO E BENESSERE EMOTIVO
Rilassare il Corpo e la Mente è un’arte che si può apprendere: il corpo influenza la mente e viceversa. L’obiettivo del Percorso è imparare una tecnica, di comprovata efficacia scientifica, per rilassare il corpo e la mente e predisporre interiormente chi la pratica ad un utilizzo più efficace delle proprie risorse interiori.
All'incontro gratuito e aperto a tutti possono partecipare tutte quelle persone che sperimentano ansia, stress, insonnia, stanchezza cronica, insicurezza, difficoltà di concentrazione o più semplicemente che sono alla ricerca di un maggiore Benessere Emotivo e un giusto equilibrio tra il Corpo e la Mente.
Visto il numero limitato di posti è consigliata la prenotazione al n. 3452197044 o alla mail studio.equilibrium@libero.it
Si consiglia di venire con abbigliamento comodo e se si può con uno stuoino o un tappetino.
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lunedì 31 agosto 2015
INCONTRO DI PRESENTAZIONE E DIMOSTRAZIONE DEL CORSO DI MASSAGGIO INFANTILE
Lo Studio Equilibrium vi invita a partecipare all'Incontro di presentazione e dimostrazione pratica del Corso di Massaggio Infantile, per bambini da 0 a 12 mesi, che partirà nel mese di Ottobre. L'incontro si terrà presso la sede dello Studio Equilibrium il 26 settembre alle 17.30. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Il numero dei posti è limitato per cui è consigliato prenotarsi al 3452197044 oppure all'indirizzo mail studio.equilibrium@libero.it
E' possibile ritirare il coupon di invito al seguente link
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sabato 4 luglio 2015
4 CONSIGLI PER GESTIRE LA GELOSIA TRA FRATELLI
Nell’articolo precedente abbiamo parlato di come la gelosia sia un sentimento sempre presente tra fratelli e sorelle, sia nel caso della nascita di un fratellino o di una sorellina, sia nel caso sia il più piccolo ad essere geloso del più grande.
La gelosia tra fratelli non va misconosciuta, non si può “far finta che non esista”, al contrario, bisogna prenderne atto, tenerne conto, aiutare i propri figli ad esprimerla e imparare a gestirla.
Ecco allora dei piccoli consigli sul come fare per gestirla al meglio ed evitare pesanti ripercussioni nelle relazioni familiari.
Quando nasce un fratellino o una sorellina, in maniera quasi automatica il primogenito diventa “il grande”. Bisognerebbe sempre evitare di utilizzare questa espressione, anche perché spesso viene utilizzata per richiedere al bambino una prestazione, un comportamento, un atteggiamento più “maturi” della sua età, “dai il tuo giocattolo al fratellino, dai tu che sei grande!”. Questo provoca nel bambino una grande frustrazione che viene esternata tante volte con atteggiamenti regressivi (richiesta di aver messo di nuovo il pannolino, del ciuccio, del biberon, di stare in braccio, etc.). Questi comportamenti sono una richiesta di aiuto da parte del bambino e non vanno criticati o biasimati. Una modalità per farli cessare non è quella di dire al bambino “ma che dici? Tu ormai sei grande per queste cose” ma quella di sottolineare come egli abbia delle capacità in più rispetto al fratellino, sappia già parlare, camminare, giocare etc.
Un altro errore che comunemente si commette è quello di far subito dei confronti. Per quanto venga spontaneo farli nessun bambino si vive bene il confronto con l’altro, poiché immediatamente penserà che l’altro ha qualcosa che a lui manca. Se la mamma dice “lui da piccolo piangeva sempre, lui invece è un angioletto”, oppure “lui è disordinato, invece il piccolo è ordinatissimo” queste frasi non vengono ascoltate dal bambino come la constatazione di una differenza, magari è con questa intenzione che la mamma l’ha detta, ma come un giudizio di valore, in cui l’altro vale di più perché possiede una qualità che lui non ha. Questo vale sempre, sia nel caso della gelosia del primogenito, sia nel caso di quella del fratello minore.
“E’ il tuo fratellino e tu DEVI volergli bene!”. Questo imperativo, sempre abusato dai genitori, impone che il bambino debba amare chi gli ha usurpato il posto, chi è venuto a rompere un equilibrio e a catturare quelle attenzioni che erano tutte per lui. È un imperativo impossibile da realizzare tout court. L’affetto si costruisce, non è automatico e non bisogna pretendere che lo sia. Se il bambino esprime dei sentimenti negativi nei confronti del fratellino, anzi, gli si dovrebbe dire che lui non è obbligato a voler bene al fratellino, che di certo è obbligato a rispettarlo, a non fargli del male, ma non ad amarlo. L’amore tra i due fratelli arriverà senza bisogno che qualcuno lo imponga, anzi se il bambino si sentirà libero di non amare, alla fine paradossalmente potrà amare più liberamente.
Quando un dei due fratelli fa un dispetto all’altro o gli fa del male è spontaneo reagire alzando la voce, rimproverando e punendo.
Non è questa però la strategia più adatta poiché non fa altro che inasprire gli animi e i sentimenti tra i fratelli.
Questo non vuol dire che i bambini possano essere liberi di picchiarsi e di farsi del male, un comportamento sbagliato, pericoloso e violento va sempre bloccato fermamente. Bisogna però considerare che non è un comportamento che viene messo in atto per “cattiveria”, ma per una debolezza. Il debole è proprio chi fa del male, poiché non trova un altro modo per esprimere la sua rabbia e la sua sofferenza. Anche in questo caso, riuscire a far incanalare la rabbia e l’impotenza nel discorso, trasformando l’azione in parole, può essere più utile ed avere dei benefici a lungo termine rispetto ad un rimprovero o a una punizione.
Dott.ssa Roberta La Barbera
Psicologa e Psicoterapeuta
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domenica 31 maggio 2015
COME GESTIRE LA GELOSIA TRA FRATELLI
Una delle difficoltà che mi viene spesso esplicitata dai genitori è “come faccio a gestire la gelosia tra i miei figli?”
Bisogna considerare che quando si hanno due o più figli la gelosia è un sentimento con il quale dover “obbligatoriamente” fare i conti.
Quando incontro qualcuno che mi dice “siamo fortunati, il nostro primogenito non è assolutamente geloso del piccolo” invito i miei interlocutori a soffermarsi un po’ su questa “presunta” fortuna, facendoli riflettere sul fatto che probabilmente una gelosia “non espressa” è una difficoltà in meno per il genitore che non deve gestirla ma è di certo un problema in più per il bambino che non può esprimerla.
La gelosia tra fratelli, infatti, è sempre presente anche quando non è manifestata!
In questo caso è più problematica, poiché resta inconscia e l’inconscio ha degli effetti anche se noi non ce ne accorgiamo.
Ci sono dei bambini che arrivano in studio con alcune sintomatologie (tic, agitazione, difficoltà del ciclo sonno-veglia, etc.) che regrediscono non appena il bambino, per esempio attraverso il gioco o il disegno, riesce ad esprimere il fastidio, l’aggressività che prova nei confronti del fratellino o della sorellina.
Spesso i bambini che presentano queste problematiche sono dei bambini molto buoni, accondiscendenti, ubbidienti, dei “bravi bambini”, molto suscettibili al giudizio dei genitori, che mai potrebbero permettere a se stessi di “comportarsi male”. Sono quasi sempre dei bambini con un ipercontrollo delle loro emozioni. Ma le emozioni provate, da qualche parte scalpitano per venir fuori ed essere manifestate, e qui vengono “in aiuto” i sintomi, che sono un modo per mostrare la loro sofferenza, spostando l’attenzione dal motivo reale ad un altro.
Quando nasce un fratellino o una sorellina, quindi, bisogna sempre incoraggiare l’altro figlio ad esprimere le proprie emozioni, anche, e soprattutto, se queste sono negative. Ciò le renderà meno pesanti, più gestibili e più tollerabili al bambino.
Come sappiamo bene, infatti, il non detto, tutto ciò che noi non possiamo dire è molto più pesante da sopportare di ciò che possiamo esprimere liberamente.
Far esprimere al bambino le proprie emozioni non significa, naturalmente, dargli il permesso di maltrattare il fratellino o la sorellina o farlo sentire una “vittima” della situazione, significa, piuttosto, fornirgli uno luogo di ascolto in cui possa sfogare la sua sofferenza, possa esprimere il suo disappunto, senza per questo sentirsi svalorizzato e senza intaccare la sua autostima.
A volte capita, infatti, che un bambino che mostri la sua gelosia venga in qualche maniera biasimato per questo “ma dai…non c’è motivo di essere geloso”, “non dirmi che sei geloso del fratellino”, etc. Queste frasi gli faranno pensare che la sua reazione sia sbagliata, che l’altro non si aspetti questo comportamento da parte sua, che lui non sia adeguato a far fronte a ciò che accade.
Se invece ci troviamo di fronte ad un bambino che esprime la gelosia, la rabbia, anche con manifestazioni di aggressività fisica nei confronti del fratellino, spesso tendiamo a rimproverarlo, attribuendogli una “cattiveria” che non è reale ma che al bambino può arrivare come un’etichetta “io sono cattivo”.
Ma la gelosia può essere anche del figlio minore verso il fratello o la sorella maggiore. Questo tipo di gelosia viene meno considerata, di solito, dai genitori. Nonostante questo, però, anche questa forma di gelosia può avere degli effetti sintomatici nei bambini.
In realtà, questi effetti sintomatici non rimangono relegati all’infanzia; infatti, se non sono opportunamente compresi da parte dei genitori e dunque adeguatamente gestiti, possono avere degli strascichi anche molto pesanti nell’età adulta.
Penso che sia capitato a tutti di conoscere degli adulti che presentano delle relazioni molto problematiche con i fratelli e con le sorelle e che anche in età adulta dichiarano la preferenza di un genitore per l’uno o per l’altro, le ingiustizie subite, le esclusioni, etc.
Per tale motivo è bene porsi fin da subito il problema, sia quando la gelosia è manifesta, sia quando non lo è.
Nel prossimo articolo fornirò delle indicazioni più precise sulle modalità più adeguate per far fronte a tale problematica.
Dott.ssa Roberta La Barbera
Psicologa e Psicoterapeuta
giovedì 14 maggio 2015
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